Uso dei Droni per la Ricerca Persone scomparse

Escono di casa e spariscono. Spesso si allontanano per vagare condotti dove capita dalla confusione che domina nella mente, dalla perdita di orientamento per chi soffre di Alzheimer. Un drammatico fenomeno sociale monitorato nella relazione semestrale del Commissario del Governo per le persone scomparse, che ci dice che dal 1974 (anno di avvio delle statistiche) al 31 dicembre 2018 in tutta Italia sono state 229.687 le persone scomparse secondo i dati forniti dalla Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza. Di queste ne sono state ritrovate 171.974. La Lombardia è la terza regione per numero di scomparsi con 6.103 (dopo la Sicilia con 16.635 e il Lazio con 8.023) ed è la regione dove risulta più allarmante il problema della scomparsa di minori e di giovani. Molti vengono ritrovati nelle prime 48 ore, per altri passa molto tempo. Altri ancora non vengono ritrovati.

Anche in questi casi la tecnologia ci viene in aiuto e questa volta con i Droni.

I droni civili interessano ormai ogni attività umana, dal puro uso ludico al supporto in tanti ambiti professionali. Era indubbio che le opportunità innovative di tali sistemi entrassero subito nell’interesse di chi si occupa di soccorso.  In Italia troviamo già diverse sperimentazioni interessanti con il ricorso agli APR sia nelle attività quotidiane che negli eventi di più grande portata, ma senza dubbio le potenzialità vanno ben oltre. Sono diverse in Italia le amministrazioni pubbliche (v. Regione Umbria) e le organizzazioni di volontariato (come ANA, ANC, ecc.) che hanno costituito gruppi di intervento specifico con SAPR, ma l’utilizzo di questi sistemi per il soccorso può svilupparsi in modo considerevole, in un contesto che lo possa favorire concretamente.
Le stesse amministrazioni pubbliche, però, non sempre si doteranno di tali sistemi per cui il ricorso al volontariato e ai privati rimarrà comunque una strada imprescindibile (come avviene ormai da anni in modo strutturale).

Nella ricerca di persone scomparse (quando vengono attivate squadre di ricerca in aree definite) l’impiego di APR con payload specifici cambia radicalmente l’esito quando la persona è ancora in vita. L’utilizzo di sensori a bordo in grado di rilevare le differenze di temperatura (anche di decimi di grado) consente di individuare efficacemente persone in vita grazie all’evidenziazione automatica del delta tra la temperatura corporea e quella dell’ambiente circostante (che nel nostro Paese difficilmente è più alta di quella corporea,
anche nelle stagioni più calde). Ricordiamo poi che un APR è in grado di ispezionare un ettaro di territorio in pochissimi minuti e può raggiungere senza problemi aree di difficile o pericoloso accesso.
Anche per le attività di Protezione Civile l’impiego di queste tecnologie può essere utile (solo alcuni esempi):
nei rilievi fotogrammetrici per restituire ortofoto georeferenziate e modelli 3D dell’area interessata all’evento, da mettere a disposizione in tempi ristretti (entro 2 ore indicativamente) delle strutture di gestione operativa del Sistema Nazionale di Protezione Civile (Di.Coma.C, COR, CCS, COC, COM). Anche in questi eventi risulta determinante non solo avere il pronto dimensionamento dell’evento ma poter individuare efficacemente le aree di accesso e deflusso per i mezzi di soccorso e quelle da destinare alla realizzazione di PMA e strutture simili;
nel trasporto urgente di materiale (farmaci, ossigeno, viveri, ecc.);
nel trasporto ed esercizio in quota di sistemi di telecomunicazione di emergenza;
nel trasporto di sistemi di Public Address per avvisi alle persone;
nei rilievi con sensori dello spettro termico per analisi e predizione dello sviluppo di incendi boschivi;
nei rilievi aerofotogrammetrici ed elaborazione delle restituzioni per il monitoraggio del dissesto idrogeologico, con previsione degli sviluppi futuri;
nel prelievo di campioni chimici in caso di incidenti rilevanti e simili;
nell’ispezione delle superfici innevate trasportando sistemi di analisi GPR per la profilazione di ghiaccio e neve;
nel monitoraggio delle acque frequentate da bagnanti per l’individuazione tempestiva di specie pericolose per l’uomo.

IL QUADRO NORMATIVO ITALIANO

Oggi la regolamentazione nazionale relativa ai Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto emanato da ENAC prevede – con esclusione del settore aeromodellistico – due tipologie di “attori” interessati alle attività di soccorso quotidiano e di Protezione Civile:

a) Le Amministrazioni dello Stato con aeromobili “di proprietà dello Stato” (art. 744 del Codice della Navigazione) che in quanto tali sono esentate dal rispetto del Regolamento ENAC relativo ai MAPR (v. art. 2 dello stesso)
b) I “privati” che invece sono tenuti al pieno rispetto del Regolamento citato.

Nel secondo gruppo, ai fini delle attività Rescue, si trovano ricompresi allo stesso livello:
Enti ed organizzazioni pubbliche che non rientrano tra quelli citati dal CDN sopra richiamato: tra questi le Polizie Locali e le Agenzie Regionali di Protezione Civile.
Le associazioni di volontariato inserite organicamente sia nel sistema di emergenza-urgenza sanitaria territoriale (Sistema 118, con idonee convenzioni che ne disciplinano le attività ed i protocolli organizzativi), che in quello della Protezione Civile come gruppi comunali o di livello superiore, facenti parte delle colonne mobili regionali (anche attraverso i raggruppamenti provinciali).
Professionisti e privati in genere disponibili ad offrire competenze ed equipaggiamenti utili alle attività di ricerca e soccorso.
La riforma del Titolo V della Costituzione (ma non solo) ha portato ad una diversa organizzazione del Sistema Nazionale di Protezione Civile, con una profonda delega alle Regioni, soprattutto nella gestione della fase dei soccorsi per calamità. Il fatto che le stesse Agenzie regionali (o strutture simili) oggi dal punto di vista regolamentare siano considerate alla stregua di un operatore privato, le pone senza dubbio in posizione di svantaggio rispetto ad assimilabili Pubbliche Amministrazioni che vedono un riferimento normativo del tutto diverso.

Ecco, quindi, la necessità di una particolare previsione del Regolamento ENAC per gli utilizzi in ambito Rescue dei SAPR, che trovi equilibrio tra il dovere inderogabile di garantire standard di sicurezza innegabili e una flessibilità di impiego che risponda alle peculiarità di un settore così delicato e determinante per l’intera collettività come quello del soccorso.

 [Fonte: Quadricottero News]